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Asus Eee PC 1008HA: guida disassemblaggio e upgrade

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Una indispensabile guida sul procedimento da seguire per smontare un netbook Asus Eee PC 1008HA, denominato Seashell per il suo bellissimo design ultrasottile a conchiglia, ma forse anche per l'impenetrabile accessibilità interna. Asus Eee PC 1008HA è l'ultimo esponente della EeeFamily ad aver raggiunto gli store italiani ma non è questo il suo unico primato. Si tratta, infatti, del primo mini-notebook Asus a sfoggiare il nuovissimo design Seashell, ispirato alle forme schiacciate delle conchiglie marine.

Asus Eee PC 1008ha disassemblaggio e upgrade Per quanto affacinante ed inconsueto per un notebook a basso costo, il nuovo stile con il suo profilo tagliente, frutto dell'impiego di una serie di soluzioni tecniche avveniristiche, impone tuttavia qualche sacrificio in termini di accessibilità dei componenti interni e di capacità d'espansione. Mentre i netbook Eee PC ordinari hanno uno chassis più squadrato e regolare, il modello 1008ha Seashell ha uno spessore che si assottiglia progressivamente verso i bordi. Ne cosegue, come vedremo, che la motherboard dev'essere suddivisa in più sezioni per potersi adattare meglio alla conformazione interna del telaio.

Chassis ultrasottile dell'Asus Eee PC Seasehll Un altro effetto di queste scelte stilistiche è che il fondo è composto da unico pannello di policarbonato senza nessuna apertura che possa consentire di raggiungere la memoria o gli altri componenti. L'uniformità è interrotta unicamente dalle griglie che in più parti tagliano il case per favorire la ventilazione o per lasciar passare il suono prodotto dalla coppia di altoparlanti. Per qualisasi intervento di manutenzione, di riparazione o di personalizzazione sarà quindi necessario smontare in tutto o in parte il netbook. Esattamente di questo ci occupiamo nella nostra guida al disassemblaggio e all'upgrade del netbook Asus Eee PC 1008HA.

FASE 1 PREPARAZIONE

Le procedure di disassemblaggio solitamente si aprono con l'estrazione della batteria dal suo alloggiamento. Non in questo caso, però, perché il netbook Asus Eee PC 1008HA dispone di una batteria interna che sarà raggiungibile solo dopo aver aperto la base.

Fondo del netbook Eee PC 1008 Quindi in questa fase preliminare dobbiamo unicamente assicurarci di aver staccato il cavo di alimentazione e di aver rimosso il placeholder posizionato all'interno del lettore di schede di memoria.

FASE 2 TASTIERA

La tastiera è ancorata alla base per mezzo di quattro gancetti mobili posizionati lungo il bordo superiore. Dopo averli spinti all'interno del case con l'aiuto di un cacciaviti, possiamo sollevare la tastiera facendola scorrere verso l'alto.

Rimozione tastiera Rimozione tastiera Prima di poter rimuovere completamente la tastiera occorre sganciare il connettore LIF che la collega alla motherboard.

Connettore LIF tastiera Come si vede dalle foto, la tastiera è di tipo esteso standard e non a tasti isolati come su altri recenti modelli della serie Eee PC.

Tastiera estesa del netook Asus Eee PC 1008ha EeePC 1008ha keyboard

FASE 3 BASE

Rigiriamo il netbook sul fondo e svitiamo le quattro viti posizionate in prossimità degli angoli. Eseguita questa operazione, non potremo ancora aprire la base perché i due pannelli che la compongono sono ancora agganciati per mezzo di altre sei viti posizionate all'interno del vano della tastiera.

Viti sul fondo Dopo averle svitale, dobbiamo avere cura di aprire il connettore LIF del touchpad che costituisce un tutt'uno con il palm rest. Viti nel vano della tastiera

FASE 4 PANNELLO SUPERIORE

Facendo molta attenzione, stacchiamo il pannello superiore dalla base. Come di consueto, c'è una serie di gancetti di plastica posizionati lungo tutto il bordo che possono rendere ostica questa operazione; bisogna quindi avere molta pazienza per evitare di procurare danni o scalfiture al case.

Pannello superiore Dopo averlo rimosso, possiamo capovolgere il rivestimento superiore della base per esaminarlo: notiamo che, oltre ai circuiti del touchpad multitouch, esso integra il lettore di schede di memoria ed ha anche una fuzione di dissipazione termica. In corrispondenza del lato superiore è stata applicata una lamina di rame che va ad aderire al dissipatore avvitato alla scheda madre per trasformare la parte superiore dello chassis in una grande area di scambio termico.

FASE 5 INTERNO

Interno del netbook Asus EeePC 1008ha Raggiunto finalmente l'interno del netbook Asus Eee PC 1008, possiamo iniziare ad analizzarne i componenti. Notiamo subito che la batteria occupa una posizione centrale ed è agganciata al fondo della scheda madre (1). Sotto la batteria sono collocati i due altoparlanti e il modulo Bluetooth (2).

Bluetooth e altoparlanti La parte superiore del vano interno è l'unica ad avere una altezza tale da poter ospitare i componenti più ingombranti: il blocco principale della scheda madre con ventola e dissipatore (3) e l'hard disk magnetico da 2,5" (4).

FASE 6 BATTERIA

Smontare la batteria del netbook Eee PC 1008HA Seashell è un'operazione alquanto laboriosa. Non basta aprire la base, ma occorre anche rimuovere il circuito stampato che ospita la piattaforma Intel ed i componenti principali. Il connettore della batteria è, infatti, posizionato sulla faccia nascosta della scheda madre.

Rimozione batteria La batteria è di tipo ultrasottile, composta da polimeri di Litio, ed ha una capacità di 2900 mAh.

Batteria interna ai polimeri di litio dell'Eee PC 1008 Seashell Spessore della batteria

FASE 7 POWER BOARD

La forma dello chassis, che si restringe verso il lato anteriore, ha costretto i progettisti di Asus a suddividere i circuiti che abitualmente sono raggruppati sulla scheda madre in tre PCB distinti.

Base senza batteria Uno di questi è la cosiddetta "power board", un circuito stampato di forma quadrata, posizionato sotto la batteria e dotato di circuiti solo sul lato frontale.

Power board

FASE 8 SCHEDA MADRE

Il blocco principale della scheda madre ha dimensioni di poco superiori a quelle di una carta da Poker. I componenti sono distribuiti su entrambi i lati: sul versante superiore sono ospitati i tre chip della piattaforma Intel per notebook low cost, coperti da un dissipatore di rame che ingloba ad un'estremità anche una piccola ventola, mentre sul lato inferiore trovano posto l'unico modulo di memoria SoDIMM DDR2 e la scheda di rete wireless in formato PCIE half size minicard.

Scheda madre side a Scheda madre side b

FASE 9 WIFI

La schedina della rete wireless è un modello Atheros AR9285, compatibile con l'ultimo standard WiFi 802.11 n, e dotata di due connettori per antenne per sfruttare la tecnologia MIMO. Purtroppo, però, il nostro Asus Eee PC 1008ha dispone di un'unica antenna.

Rimozione scheda wireless Atheros Scheda WiFi 802.11 n

FASE 10 PIATTAFORMA INTEL

Rimosso il dissipatore di rame, possiamo osservare i tre componenti della piattaforma Intel consumer entry level: chipset Mobile 945GSE, processore Atom N280 con core Diamondville e southbridge ICH7M.

Chip Intel dell'eeePC Seashell

FASE 11 MEMORIA

Sul lato opposto c'è il modulo di memoria DDR2-800 prodotto da ADATA. Il banco di memoria ha una capacità di 1GB e può essere sostituito da un modulo da 2GB max. Il procedimento per estrarre la memoria è quello solito: aprite i gancetti laterali; la memoria scatterà verso l'alto con un angolo di circa 45°; sfilatela.

Memoria Modulo ADATA DDR2 800

FASE 12 HARD DISK

Il dispositivo di storage è un capiente hard disk tradizionale con formato da 2,5 pollici racchiuso in una gabbia di gomma che serve ad isolarlo dal case e a proteggerlo da urti e scossoni. E' la prima volta che osserviamo una soluzione di questo tipo su un netbook!

Hard disk agganciato alla base Gommatura del disco rigido

FASE 13 INTERFACCE

Il connettore SATA del disco, i due jack audio e l'interfaccia RJ-45 della rete Ethernet LAN sono saldati su un terzo circuito stampato, che ospita anche una porta USB.

PCB interfacce lato destro Eee PC 1008ha Conchiglia vuota

CONCLUSIONI

Siamo giunti al termine di questa guida al disassemblaggio dell'Asus Eee PC 1008HA, che ci auguriamo possa essere utile ai possessori di questo netbook che volessero per una qualsiasi ragione raggiungere la batteria e gli altri componenti interni.

Asus Eee PC 1008ha smontato Vivisezionando il Seashell abbiamo potuto apprezzare gli sforzi compiuti dal produttore per realizzare un netbook così sottile e dal design aggraziato. A parte gli evidenti limiti in termini di accessibilità e di capacità di espansione, non possiamo negare che l'organizzazione dello spazio interno è qualcosa di totalmente originale nel panorama dei notebook a basso costo. La scheda madre è stata suddivisa in tre circuiti stampati distinti, disposti a stella all'interno del telaio e collegati per mezzo di un cavo piatto centrale. La dissipazione del calore sfrutta tutta la base per lo scambio termico.

Elementi motherboard del netbook Seashell Asus Eee PC 1008ha Seashell rappresenta uno spartiacque fra i netbook del presente e quelli del prossimo futuro.

INVICTUS

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“Dal profondo della notte che mi avvolge buia come il pozzo più profondo che va da un polo all’altro, ringrazio gli dei
chiunque essi siano per l’indomabile anima mia.
Nella feroce morsa delle circostanze non mi sono tirato indietro né ho gridato per l’angoscia.
Sotto i colpi d’ascia della sorte il mio capo è sanguinante, ma indomito.
Oltre questo luogo di collera e lacrime incombe
ma l’orrore delle ombre e ancora la minaccia degli anni mi trova, e mi troverà, senza paura.
Non importa quanto sia stretta la porta, quanto piena di castighi la vita.
Son Io il signore del mio destino.
Son Io il capitano dell’anima mia.”
William Henley

SETE DI TE M’INCALZA

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Sete di te m’incalza nelle notti affamate. Tremula mano rossa che si leva fino alla tua vita. Ebbra di sete, pazza di sete, sete di selva riarsa. Sete di metallo ardente, sete di radici avide. Verso dove, nelle sere in cui i tuoi occhi non vadano in viaggio verso i miei occhi, attendendoti allora.

PABLO NERUDA

amore dolcissimo

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te che dici
le anime erano un tutt’uno prima
poi un sortilegio le separò
e iniziarono a vagare a vagare
chi si sono ritrovate chi mai
trovare la tua stessa metà
la parte di te che combacia non è facile
ma noi umani abbiamo gli interessi l’intelletto la magia di vivere
e trovarsi vivere la magia stare bene insieme ridere confrontarsi
è meraviglioso
io godo con te
in senso lato
su tutto
sono capace di incantare
di raccontare
è tutto vero cucciolo
fanne tesoro di queste parole
sono tutte per te

il mio segreto…

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Allora provai a raccontarle il mio segreto ma non trovavo nessuna parola che servisse allo scopo.
Insomma era diventata buona regola che quella vita avesse regole fatte di sole eccezioni.
E me ne ero fatta una ragione cioe’ una regola.
Come dirglielo…..
Pensai: “se guarda la ruota di una bicicletta in corsa, vedrà la velocità del movimento rendere invisibili i raggi del cerchio”.
Pero’ avrei potuto mostrarle la fuga del refolo di vento tra due portici oppure la resa impotente di un foglio di giornale a un vortice d’aria.
Ma non sarebbe bastato a svelare il mio segreto neanche quello.
Cosi’ ho annotato ordinatamente le cose da farle vedere prima di andare via:
la strada secca di una lacrima su un viso,
la goccia che si trascina sul fondo del bicchiere,
la mano che sfiora la mano e si ritrae,
il flash del fotografo,
il colpo del cannone,
Nuvolari,
il suono del vibrafono,
Charly Parker che suona il jazz,
un goal di Pele’,
quella foto del mare,
le mie vechie pagelle,
il distintivo nuovo spagiugato dal gelato dei bambini,
l’odore del mare,
i miei nuovi amici,
Bologna di sera…
e poi ci sarebbero i treni,
le macchinine della pista,
tu che mi frughi nelle tasche,
io bugiardo.
Tutte le volte che mi aspettavi e non sono venuto.
L’ultima volta che ti ho stretta forte che ti mancava il fiato.
Quello schiaffo sul viso, le mie rose.
Ah dimenticavo:
tutte le cose che non ti ho mai detto, tutte le cose che ti ho detto.
Oggi ho deciso di volare, se lei mi guarda.
Cosi’ finalmente mi osserverà rincorrere il nostro gabbiano del mare e potro’ dirle che adesso posso abbracciarla senza paura di aprire troppo le braccia perchè le nuvole non sono muri.
E saprà il mio segreto.

rimborsi elettorali…

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guardate che cosa ho scovato su youtube, Daniele Martinelli ci fa il reso conto per l’ennesima volta della situazione in cui ci troviamo noi tutti (italiani, si intende) anche questa volta in occasione delle elezioni in allestimento…


DIVENTA FEDIFRAGO IN DIECI MOSSE

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1 – NON FARSI SCOPRIRE
Il tradimento riuscito è quello che rimane segreto.
2 – SEGUI LA REGOLA DELLE 50 MIGLIA
Evita spiacevoli incontri tra amante e coniuge mettendo almeno 50 miglia tra i due.
3 – PRATICA SEMPRE SESSO SICURO
Non solo usa sempre il preservativo, ma scegli un posto nascosto e non lasciare tracce dell’incontro.
4 – SCEGLI L’AMANTE CON INTELLIGENZA
L’amante ideale è quello che sa qual è il suo posto nella graduatoria.
5 – MANTIENI LA COMUNICAZIONE CON L’AMANTE AL MINIMO
Non condividere troppi dettagli della tua vita matrimoniale, mantieni le due esperienze completamente separate.
6 – NON FARE PROMESSE CHE NON PUOI MANTENERE
Rompere una promessa può scatenare una catena emotiva che potrebbe ripercuotersi sulla vita matrimoniale, senza promesse non ci sono delusioni.
7 – SOLDI E REGALI SONO UNA TRAPPOLA
Evita di insospettire il coniuge con spese azzardate o lasciare tracce indelebili come le tue iniziali su un gioiello regalato in uno slancio d’affetto.
8 – TERMINA LA RELAZIONE QUANDO GIUSTO E CON GRAZIA
Una volta raccolti tutti i benefici di una relazione, esci senza spezzare il cuore dell’altra persona coinvolta, anche perché una persona ferita potrebbe diventare pericolosa.
9 – SE SCOPERTO, NEGA SEMPRE
Nega se interrogato, nega se ci sono le prove, nega se colto in flagrante. Ammettere un tradimento può solo peggiorare le cose.
10 – NON SENTIRTI COLPEVOLE
Il senso di colpa è una forma di controllo istituita dalla società, non ne hai bisogno se segui le regole con attenzione.

Apologo sull’onestà nel paese dei corrotti

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di ITALO CALVINO 

Questo articolo di Italo Calvino apparve su Repubblica del 15 marzo 1980

C’era un paese che si reggeva sull’illecito. Non che mancassero le leggi , né che il sistema politico non fosse basato su principi che tutti più o meno dicevano di condividere. Ma questo sistema, articolato su un gran numero di centri di potere, aveva bisogno di mezzi finanziari smisurati (ne aveva bisogno perché quando ci si abitua a disporre di molti soldi non si è più capaci di concepire la vita in altro modo) e questi mezzi si potevano avere solo illecitamente, cioè chiedendoli a chi li aveva, in cambio di favori illeciti. Ossia, chi poteva dar soldi in cambio di favori, in genere già aveva fatto questi soldi mediante favori ottenuti in precedenza; per cui ne risultava un sistema economico in qualche modo circolare e non privo di una sua armonia. Nel finanziarsi per via illecita, ogni centro di potere non era sfiorato da alcun senso di colpa, perché per la propria morale interna ciò che era fatto nell’interesse del gruppo era lecito, anzi benemerito, in quanto ogni gruppo identificava il proprio potere col bene comune; l’illegalità formale quindi non escludeva una superiore legalità sostanziale.
Vero è che in ogni transazione illecita a favore di entità collettive è usanza che una quota parte resti in mano ai singoli individui, come equa ricompensa delle indispensabili prestazioni di procacciamento e mediazione: quindi l’illecito che per la morale interna del gruppo era lecito, portava con sé una frangia di illecito anche per quella morale. Ma a guardar bene, il privato che si trovava a intascare la sua tangente individuale sulla tangente collettiva, era sicuro di aver fatto agire il proprio tornaconto individuale in favore del tornaconto collettivo, cioè poteva senza ipocrisia convincersi che la sua condotta era non solo lecita ma benemerita.
Il paese aveva nello stesso tempo anche un dispendioso bilancio ufficiale, alimentato dalle imposte su ogni attività lecita, e finanziava lecitamente tutti coloro che lecitamente o illecitamente riuscivano a farsi finanziare. Poiché in quel paese nessuno era disposto non diciamo a fare bancarotta, ma neppure a rimetterci di suo (e non si vede in nome di che cosa si sarebbe potuto pretendere che qualcuno ci rimettesse), la finanza pubblica serviva a integrare lecitamente in nome del bene comune i disavanzi delle attività che sempre in nome del bene comune si erano distinte per via illecita.
La riscossione delle tasse che in altre epoche e civiltà poteva ambire di far leva sul dovere civico, qui ritornava alla sua schietta sostanza d’atto di forza (così come in certe località all’esazione da parte dello Stato si aggiungeva quella di organizzazioni gangsteristiche o mafiose), atto di forza cui il contribuente sottostava per evitare guai maggiori, pur provando, anzichè il sollievo del dovere compiuto, la sensazione sgradevole di una complicità passiva con la cattiva amministrazione della cosa pubblica e con il privilegio delle attività illecite, normalmente esentate da ogni imposta.
Di tanto in tanto, quando meno ce lo si aspettava, un tribunale decideva d’applicare le leggi, provocando piccoli terremoti in qualche centro di potere e anche arresti di persone che avevano avuto fino ad allora le ragioni per considerarsi impunibili. In quei casi il sentimento dominante, anziché di soddisfazione per la rivincita della giustizia, era il sospetto che si trattasse di un regolamento di conti di un centro di potere contro un altro centro di potere. Così era difficile stabilire se le leggi fossero usabili ormai soltanto come armi tattiche e strategiche nelle guerre intestine tra interessi illeciti, oppure se i tribunali per legittimare i loro compiti istituzionali dovessero accreditare l’idea che anche loro erano dei centri di potere e di interessi illeciti come tutti gli altri.
Naturalmente una tale situazione era propizia anche per le associazioni a delinquere di tipo tradizionale, che coi sequestri di persona e gli svaligiamenti di banche s’inserivano come un elemento di imprevedibilità nella giostra dei miliardi, facendone deviare il flusso verso percorsi sotterranei, da cui prima o poi certo riemergevano in mille forme inaspettate di finanza lecita o illecita.
In opposizione al sistema, guadagnavano terreno le organizzazioni del terrore che, usando quegli stessi metodi di finanziamento della tradizione fuorilegge, e con un ben dosato stillicidio d’ammazzamenti distribuiti tra tutte le categorie di cittadini illustri e oscuri, si proponevano come l’unica alternativa globale al sistema. Ma il loro effetto sul sistema era quello di rafforzarlo fino a diventarne il puntello indispensabile, e ne confermavano la convinzione d’essere il migliore sistema possibile e di non dovere cambiare in nulla.
Così tutte le forme di illecito, da quelle più sornioni a quelle più feroci, si saldavano in un sistema che aveva una sua stabilità e compattezza e coerenza e nel quale moltissime persone potevano trovare il loro vantaggio pratico senza perdere il vantaggio morale di sentirsi con la coscienza a posto. Avrebbero potuto dunque dirsi unanimemente felici, gli abitanti di quel paese, non fosse stato per una pur sempre numerosa categoria di cittadini cui non si sapeva quale ruolo attribuire: gli onesti. Erano, costoro, onesti non per qualche speciale ragione ( non potevano richiamarsi a grandi principi, né patriottici né sociali né religiosi, che non avevano più corso); erano onesti per abitudine mentale, condizionamento caratteriale, tic nervoso. Insomma non potevano farci niente se erano così, se le cose che stavano loro a cuore non erano direttamente valutabili in denaro, se la loro testa funzionava sempre in base a quei vieti meccanismi che collegano il guadagno al lavoro, la stima al merito, la soddisfazione propria alla soddisfazione di altre persone.
In quel paese di gente che si sentiva sempre con la coscienza a posto, gli onesti erano i soli a farsi sempre scrupoli, a chiedersi ogni momento che cosa avrebbero dovuto fare. Sapevano che fare la morale agli altri, indignarsi, predicare la virtù sono cose che riscuotono troppo facilmente l’approvazione di tutti, in buona o in mala fede. Il potere non lo trovavano abbastanza interessante per sognarlo per sé (o almeno quel potere che interessava agli altri); non si facevano illusioni che in altri paesi non ci fossero le stesse magagne, anche se tenute più nascoste; in una società migliore non speravano perché sapevano che il peggio è sempre più probabile.
Dovevano rassegnarsi all’estinzione? No, la loro consolazione era pensare che così come in margine a tutte le società durante millenni s’era perpetuata una controsocietà di malandrini, di tagliaborse, di ladruncoli, di gabbamondo, una controsocietà che non aveva mai avuto nessuna pretesa di diventare “la” società, ma solo di sopravvivere nelle pieghe della società dominante e affermare il proprio modo di esistere a dispetto dei principi consacrati, e per questo aveva dato di sé (almeno se vista non troppo da vicino) un’immagine libera e allegra e vitale, così la controsocietà degli onesti forse sarebbe riuscita a persistere ancora per secoli, in margine al costume corrente, senza altra pretesa che di vivere la propria diversità , di sentirsi dissimile da tutto il resto, e a questo modo magari avrebbe finito per significare qualcosa d’essenziale per tutti, per essere immagine di qualcosa che le parole non sanno più dire, di qualcosa che non è stato ancora detto e ancora non sappiamo cos’è.

ITALO CALVINO

De Magistris: la mia vita e’ a rischio

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notizia ANSA del 2007-10-21 14:54

CATANZARO – Rischio le pallottole ed il tritolo, ed il rischio è di tornare all’epoca fascista: sono alcune delle espressioni usate dal pm di Catanzaro Luigi De Magistris in interviste che compaiono oggi sui principali giornali italiani. A De Magistris ieri è stata tolta l’inchiesta Why Not a seguito dell’avocazione disposta dalla Procura generale del capoluogo calabrese. Il pm afferma che in questo momento rischia e che si trova sotto tiro da quando ha iniziato ad indagare sui finanziamenti pubblici europei. “Da allora – afferma – è scattata la strategia delle manine massoniche”. De Magistris afferma anche il procuratore aggiunto di Catanzaro Salvatore Murone è uno dei “principali responsabili” del suo isolamento istituzionale “oltre che uno degli autori del contrasto nei miei confronti all’interno dell’ufficio giudiziario”.

De Magistris, dopo l’avocazione disposta ieri, ritiene che il rischio sia di tornare ad “un ordinamento giudiziario gerarchizzato proprio dell’epoca fascista”, e che il segnale che è stato lanciato è quello che la magistratura non può più indagare in alcune direzioni. Il pm, infine, ha anche sostenuto che l’inchiesta Why not era ormai in dirittura d’arrivo e che entro dicembre avrebbe chiuso la parte principale.

AVOCATA INCHIESTA WHY NOT
Il pm di Catanzaro Luigi De Magistris dovrà lasciare l’inchiesta Why Not sul presunto utilizzo illecito di finanziamenti pubblici. La Procura generale, infatti, ha deciso di avocare l’inchiesta per incompatibilità del magistrato. “Una motivazione inconsistente” è stata l’immediata replica del pm che ha anche parlato di un fatto di “inaudita gravità”. Al centro di tutto, secondo quanto si è appreso, la richiesta di trasferimento cautelare d’ufficio avanzata al Csm dal ministro della Giustizia, Clemente Mastella, e la successiva iscrizione dello stesso ministro nel registro degli indagati proprio per l’inchiesta Why Not che riguarda un presunto comitato d’affari con sede a San Marino che avrebbe gestito in maniera illecita i finanziamenti comunitari e statali giunti in Calabria. Iscrizione, ha specificato oggi una fonte autorevole del palazzo di giustizia, nella quale, comunque, non viene ipotizzata la violazione della legge Anselmi sulle associazioni segrete. Secondo il procuratore generale facente funzioni Dolcino Favi, un passato da pm nei processi d’appello per le stragi mafiose di Capaci e via D’Amelio, l’incompatibilità di De Magistris è legata alla richiesta di trasferimento cautelare d’ufficio che è stata fatta nei suoi confronti dal ministro Mastella. Di fatto, è la tesi della procura generale, nel momento in cui il Guardasigilli ha chiesto il trasferimento di De Magistris, quest’ultimo avrebbe dovuto astenersi dal proseguire l’indagine.
Il fatto che ciò non sia avvenuto e che il ministro sia poi finito nel registro degli indagati, sarebbe la tesi della Procura generale, ha fatto scattare l’incompatibilità prevista dall’art. 372 del codice di procedura penale che porta all’avocazione. La valutazione del caso è stata fatta dal procuratore generale dopo che si è appreso che il ministro della Giustizia é stato iscritto nel registro degli indagati. Registro nel quale sono riportati anche i nomi, tra gli altri, del presidente del Consiglio, Romano Prodi, di esponenti politici del centrodestra e del centrosinistra e di imprenditori. La prima reazione di De Magistris alla notizia dell’avocazione è stata di sorpresa, visto che “non ho ricevuto alcuna notifica”. Ma poi, col passare dei minuti sono subentrati anche altri sentimenti. “Ancora una volta vengono rese pubbliche a mezzo stampa notizie riservate che riguardano il mio ufficio, le mie indagini, e la mia persona”. Il pm si è spinto oltre: se è vero quello che è stato scritto, è stato il suo commento, “ci avviamo al crollo dello stato di diritto, registrandosi anche, nel mio caso, la fine dell’indipendenza e dell’autonomia dei magistrati quale potere diffuso”. De Magistris ha anche annunciato che intende esercitare tutti i diritti previsti contro il provvedimento e di attendere, “magari anche a mezzo stampa, di sapere se ci sono ancora le condizioni per fare questo lavoro in Calabria e nel Paese”. Di certo non ha intenzione di mollare ed intende andare avanti nel suo lavoro. La notizia dell’inchiesta tolta a De Magistris, come era prevedibile, ha scatenato le reazioni dei comitati nati a sostegno del magistrato e della sua permanenza a Catanzaro, oltre che di alcuni parlamentari. Il deputato dello Sdi, Giacomo Mancini, ha parlato di “colpo di spugna”. Ancora più duro il ministro Antonio Di Pietro: “Lo Stato di diritto finisce nel momento in cui si mina l’indipendenza e la terzietà della magistratura. E minare lo Stato di diritto potrebbe anche portare al capolinea il governo in carica”.

“ho imparato…”

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Ho imparato che nessuno è perfetto, finché  non ti innamori.
Ho imparato che la vita è dura, ma io di più!!!
Ho imparato che le opportunità non vanno mai  perse, quelle che lasci andare tu le prende qualcun altro.
Ho imparato che quando serbi rancore e amarezza la felicità  va da un’altra parte.
Ho imparato che bisognerebbe sempre usare parole buone, perchè domani forse si dovranno rimangiare.
Ho imparato che un  sorriso è un modo economico per migliorare il tuo  aspetto.
Ho imparato che non posso scegliere come mi sento, ma posso sempre  farci qualcosa.
Ho imparato che quando tuo figlio appena nato tiene il tuo dito nel suo piccolo pugno, ti ha agganciato per la vita.
Ho imparato che tutti vogliono vivere in cima alla  montagna, ma tutta la felicità e la crescita avvengono mentre la  scali.
Ho imparato che bisogna godersi il viaggio e non pensare solo alla meta.
Ho imparato che è meglio dare consigli solo in due  circostanze, quando sono richiesti e quando ne dipende la vita.
Ho imparato che meno tempo spreco più cose faccio.

grazie monia